Ecco il golfo in cui passa il 20% del petrolio mondiale. È l’assicurazione sulla vita di Assad e dell’Iran. di Antonio de Martini

20120818-163433.jpg
Nella cartina vedete la penisola araba, la parte orientale dell’Arabia saudita con Quatif , la città che si è ribellata ai sauditi- Wahabiti essendo la regione abitata da tribù sciite. Nel golfo, Bahrein base della quinta flotta USA e abitata da sciiti in rivolta contro la dinastia sunnita.
Il re del Baharein, ha ricevuto ” l’aiuto fraterno” dell’Arabia Saudita ed ha faticato non poco a convincere la segretaria di Stato Clinton che la rivolta era aiutata dai vicini iraniani.
Il grande paradosso americano è consistito nel promuovere il ” regime change” in Irak a favore degli sciiti e il “regime change ” in Siria contro gli Alawiti ( che sono una forma di sciitismo) , il “regime change” sembra basato sul principio di maggioranza che però non è applicabile a Israele dove la maggioranza è araba e palestinese.
Una contraddizione che dura dal 1948 e che avvelena la regione.
La legge di maggioranza non è valida per i Curdi abitanti in Turchia e in Siria, ma lo è per quelli abitanti in Irak e in Persia.
Il criterio base sembra essere che gli amici degli USA sono OK e gli altri vanno bombardati.
Questo atteggiamento privo di basi culturali e mirante ad esportare la mentalità americana come fosse Coca Cola, ha come conseguenza pratica il dissanguamento economico dei ” principi ereditari” ( Sauditi, ed Emirati del Golfo) costretti a finanziare tutte le guerre dell’area e il dissanguamento reale di quanti fanno resistenza a un progetto incomprensibile.
Tra sanzioni economiche e bombardamenti il mondo arabo ha pagato un tributo di oltre un milione e mezzo di morti.
Il prezzo pagato dagli USA , oltre ai cinquemila morti in Irak, è consistito nella perdita della immagine del “cavaliere bianco” che si batte per la libertà altrui e nella perdita – strada facendo – di una serie di alleati: il numero dei paesi partecipanti alle ” crociate USA” nel medio Oriente è passato dai 31 paesi della prima campagna irachena ( 1991) con la benedizione ONU, agli otto , in diminuzione, della campagna afgana, ai sei della campagna siriana, con il veto ONU ( di Cina e Russia) alla trovata della “no fly zone”( 2012).
Una brutta preparazione per il confronto in preparazione con la Cina che sarà il tema del prossimo mandato presidenziale .

About these ads
I trackback sono chiusi, ma puoi postare un commento.

Commenti

  • ray.issa  Il agosto 18, 2012 alle 4:40 pm

    Io non credo che gli americani vogliano aiutare le maggioranze etniche bensi farli ammazzare tra di loro (maggioranze e minoranze) basta che siano musulmani. Non ci sara mai una guerra nucleare e la bomba iraniana se ne parla per fare credere agli emiri che senza l’America saranno sterminati. Il conflitto sciita-sunnita e sempre esistito. Oggi serve ad Israele

    • antoniochedice  Il agosto 18, 2012 alle 4:53 pm

      I primi a servirsene sono gli USA che stanno letteralmente
      ” spennando” i sauditi e il Katar costretti a sostenere il peso finanziario dei conflitti a pié di lista.
      Stanno anche approntando una ” alleanza” coi sei emirati del golfo ai quali gli USA hanno presentato progetti di integrazione militare tipo NATO, decisamente overdose per quei ricchi paesini.
      Israele conosce il mondo arabo da troppo tempo per credere alla strategia USA , ma spera di sfruttare la situazione e riuscire a conseguire l’egemonia politica militare nella regione e sbarazzarsi anche di Hamas e Hezbollah.
      Non ci riuscirà.

Lascia un Commento

Fill in your details below or click an icon to log in:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 222 follower

%d bloggers like this: