
Nella cartina vedete la penisola araba, la parte orientale dell’Arabia saudita con Quatif , la città che si è ribellata ai sauditi- Wahabiti essendo la regione abitata da tribù sciite. Nel golfo, Bahrein base della quinta flotta USA e abitata da sciiti in rivolta contro la dinastia sunnita.
Il re del Baharein, ha ricevuto ” l’aiuto fraterno” dell’Arabia Saudita ed ha faticato non poco a convincere la segretaria di Stato Clinton che la rivolta era aiutata dai vicini iraniani.
Il grande paradosso americano è consistito nel promuovere il ” regime change” in Irak a favore degli sciiti e il “regime change ” in Siria contro gli Alawiti ( che sono una forma di sciitismo) , il “regime change” sembra basato sul principio di maggioranza che però non è applicabile a Israele dove la maggioranza è araba e palestinese.
Una contraddizione che dura dal 1948 e che avvelena la regione.
La legge di maggioranza non è valida per i Curdi abitanti in Turchia e in Siria, ma lo è per quelli abitanti in Irak e in Persia.
Il criterio base sembra essere che gli amici degli USA sono OK e gli altri vanno bombardati.
Questo atteggiamento privo di basi culturali e mirante ad esportare la mentalità americana come fosse Coca Cola, ha come conseguenza pratica il dissanguamento economico dei ” principi ereditari” ( Sauditi, ed Emirati del Golfo) costretti a finanziare tutte le guerre dell’area e il dissanguamento reale di quanti fanno resistenza a un progetto incomprensibile.
Tra sanzioni economiche e bombardamenti il mondo arabo ha pagato un tributo di oltre un milione e mezzo di morti.
Il prezzo pagato dagli USA , oltre ai cinquemila morti in Irak, è consistito nella perdita della immagine del “cavaliere bianco” che si batte per la libertà altrui e nella perdita – strada facendo – di una serie di alleati: il numero dei paesi partecipanti alle ” crociate USA” nel medio Oriente è passato dai 31 paesi della prima campagna irachena ( 1991) con la benedizione ONU, agli otto , in diminuzione, della campagna afgana, ai sei della campagna siriana, con il veto ONU ( di Cina e Russia) alla trovata della “no fly zone”( 2012).
Una brutta preparazione per il confronto in preparazione con la Cina che sarà il tema del prossimo mandato presidenziale .
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