ARABIA SAUDITA: DISORDINI CON MORTI NELLA PROVINCIA DELL’EST, RICCA DI PETROLIO. È LA LEGGE DEL TAGLIONE. di Antonio de Martini

La città di Quatif la conoscono in pochi. È a metà strada tra Bahrein e Riad, la capitale.
In Arabia Saudita, lo dicevamo Proprio ieri , la confusione che stava spandendosi fino alle Nazioni Unite era esportata dall’interno.
Oggi è arrivata puntuale la conferma ad uso degli scettici.
I due milioni di mussulmani sciiti presenti nel Regno, cominciano a recepire le spaccature confessionali e iniziano a imitare i fratelli che operano in altre parti del mondo arabo in cerca del riscatto e di condizioni di vita meno pessime.
Nel semestre i morti sono già undici, ma ieri

lo scontro è stato motivato politicamente con la richiesta di liberazione di un leader arrestato e con la protesta contro gli ” aiuti militari” dati al Re del Bahrein, anch’egli angustiato da una maggioranza sciita che rischiava di vincere, appoggiata clandestinamente dai dirimpettai iraniani e scambiata dagli USA per ansia di democrazia nata dalla contiguità con la flotta americana di stanza costí.
Ci sono analisti USA che non hanno ancora capito che gli unici risultati della contiguità con una flotta, possono ravvisarsi solo nelle malattie veneree.
Tornando a Quatif e alla manifestazione che – a giudicare dal filmato passato alla stazione televisiva Al Alam ( il mondo) – è stata molto affollata, la sicurezza saudita lamenta di essere caduta in una trappola costata la vita a un militare ( quindi c’era l’esercito…).
I morti tra i manifestanti, un paio.
Data la lunghezza delle coste della provincia orientale e la vicinanza delle coste iraniane, è facile prevedere che i rivoltosi troveranno appoggio , asilo e armi se necessario.
Ecco posata un’altra pietruzza del mosaico della pace da offrire al Re AbdAllah in ipotetici negoziati, magari già in corso.
Pace a casa mia, pace a casa tua.
Resta da conoscere se quella destinata a convincere gli americani sia una pietruzza o una lapide.

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