ONU SULLA SIRIA, PARTITA A TRE COL MORTO . RUOLO AMBIGUO DELL’ARABIA SAUDITA . di Antonio de Martini

Se non stessimo parlando della devastazione dell’ombelico del mondo ad opera di un esercito mercenario finanziato da fondamentalisti islamo-evangelisti, ci sarebbe da ridere per l’arrampicata che “il corriere della sera” di oggi ( sabato) fa , analizzando la mozione dell’assemblea dell’ONU che ha di fatto sfiduciato l’inamovibile consiglio di sicurezza.

L’assemblea, infatti, ha usato parole forti contro entrambi i ” contendenti apparenti” del conflitto, ma le parole piu dure le ha riservate al suo ” consiglio di amministrazione”, accusandolo di aver fatto quel che Russia e Cina l’accusano di aver fatto: nessun passo politico e aver cercato di eliminare militarmente il problema, come in Libia, mettendo in difficoltà una personalità di prestigio quale Kofi Annan, che ha lasciato intendere chiaramente di essere stato sabotato dagli stessi “committenti”della mediazione.
Russia e Cina hanno accennato ad essere disponibili a votare la mozione, a patto che venisse addolcita nei confronti del governo siriano. L’hanno ottenuto. Hanno votato paradossalmente contro la mozione che dava loro ragione , lasciandosi così altro spazio per ulteriori concessioni a favore delle loro tesi.
Per il “Corriere della sera” il voto ” ha un chiaro e preciso obiettivo: spingere due dei cinque membri permanenti, Russia e Cina, ad abbandonare il veto e a consentire azioni più ruvide e decisive contro il regime di Damasco”.
È vero esattamente il contrario.
La mozione ha continuato a parlare unicamente di “transizione politica”, non ha nemmeno impegnato l’Assemblea ad adottare le stesse sanzioni economiche già adottate dalla Lega Araba, il segretario generale Ban Ki Moon, ha definito gli eventi ” una guerra per procura” .
Quando l’ho scritto io quindici giorni fa, mi è stato dato l’ostracismo dai miei amici ” filoatlantici”.
Il grosso dell’ambiguità , in cui spero sia caduto in buona fede il giornalista Antonio Ferrari, è nato dall’Arabia Saudita, paese proponente la mozione, che , a partire da ieri – oltre che di petrolio – è diventata grande esportatrice della confusione creatasi nel regno da qualche giorno a questa parte.
Credo che la confusione ( trasferitasi all’assemblea) saudita sia dovuta alle difficoltà interne seguite all’attentato in cui sembra siano periti sia il principe Bandar Ben Sultan Ben Adb el Aziz ( nominato tre giorni prima capo dell’intelligence) che il suo vice.

Con Bandar è scomparso ad un tempo il capo del clan egemone all’interno della famiglia reale , il canale fiduciario tra gli arabi e il governo USA , il protettore delle frange Salafiste, il capo dell’intelligence saudita e il finanziatore del terrorismo in Siria.
La precisione chirurgica e la profondità del colpo inferto ( chi ha vissuto in quei paesi sa quali e quanti siano gli addetti alla sicurezza dei potenti) , oltre a dare a ciascuno dei reali il senso della vulnerabilità personale, ha mostrato tre elementi di importanza primordiale.
Primo punto: i siriani sapevano chi stava manovrando i fili e hanno colpito l’uomo giusto al momento giusto. Anche Bashir Gemayel fu fatto saltare in aria una settimana dopo l’elezione a presidente del Libano . Stessa sorte e scelta di tempi per l’altro Presidente libanese René Mouawad , sempre saltato in aria .
Secondo punto: la mente politica è nella famiglia reale ed in posizione intoccabile, se non addirittura apicale. Il governo è fatto di membri della stessa famiglia ” allargata”. Non ci sono estranei.
Non è un mistero che l’attuale re fu la voce discordante in seno al consiglio della famiglia reale, Infine è utile ricordare che , quando si trattò – nel 1991 – di autorizzare le basi americane in funzione anti Saddam, l’attuale Re fu colui che diede voce alle ragioni del NO.
Sotto la cappa dell’argomento religioso ( no agli infedeli in terrasanta , saudita si intende) c’era l’argomento politico ” una volta installati, non se ne andranno più.”
Aveva visto giusto.
Terzo punto: poiché gli ” atlantici” hanno rifiutato di condannare gli atti terroristici compiuti a loro vantaggio, avranno difficoltà a insistere nel voler giudicare eventuali terroristi di parte avversa e anche questo, paradossalmente, avvicina la possibilità di una composizione politica.
Che esista una situazione di crisi tra mondo arabo e governo statunitense è provato da qualche dettaglio : il segretario di Stato Clinton era in Sudan a mediare la composizione pacifica del contenzioso dei due Sudan, creata dagli americani, invece di partecipare al dibattito all’Onu.
La Somalia, presieduta da un presidente-cittadino USA , ieri ha varato in fretta la nuova Costituzione ; gli USA hanno offerto una amnistia ai pirati somali ” alla sola condizione che smettano di compiere atti di pirateria” ( chi ha dato ha dato….)
Potrei sbagliare, ma l’annunzio della morte di Sultan lo daranno solo dopo aver rattoppato i buchi più vistosi della tela delle relazioni secolari intraislamiche disfatte con troppa superficialità.
Il termine ” Sceriffo” esiste in entrambe le lingue, ma ha significato e funzioni differenti. Molto differenti.
Se la ” toppa” palestinese ( ricordate che a settembre chiederanno l’ammissione all’ONU?) e quella siriana si sovrappongono, la guerra potrebbe cessare di essere ” per procura”.

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Commenti

  • Orazio  On agosto 4, 2012 at 5:52 pm

    ottimo ed esaustivo.
    A parte la disinformazione mediatica, cui è preda la maggioranza degli italiani, quelli che “girano” su intenet e vogliono conoscere trovano in LEi e nel sito irib, moltissime informazioni censurate.
    Distintamente.

    • antoniochedice  On agosto 4, 2012 at 6:00 pm

      Non ci sono informazioni censurate, solo alcune informazioni sono inventate, pubblicizzate e ripetute dai media piu’ sostenuti pubblicitariamente.

  • gicecca  On agosto 4, 2012 at 6:12 pm

    Situazione molto complicata, difficile da comprendere per chi non é vissuto in Medio Oriente. Mi pare di capire che gli USA, quelli della Clinton e di Obama, non capiscono neanche un millesimo di quello che capisco io. Ma non capire significa favorire una situazione che non é solo esplosiva, è già esplosa e può esplodere ancora di più. Fino a quando Israele non sarà portato a credere che il momento del crinale -o di qua o di la- è giunto o sta per giungere ? Ecco cosa porta ad avere un Presidente USA premio Nobel per la pace: forse, speriamo di no, ad avere una guerra di cui nessuno può prevedere la gravità. Possibile che per sperare e operare per la pace bisogna aver bisogno della Russia e della Cina ? Che poi i giornali italiani non vadano neanche letti – con la saggio eccezione della Gazzetta dello Sport che con i Conte e i Ranocchia da l’idea del mondo in cui viviamo- io l’ho messo in pratica da anni, internet, un poco di inglese e un buon francese adiuvanti. GiC

  • francesco silvani  On agosto 4, 2012 at 10:03 pm

    fuori dal coro come sempre!!

    • antoniochedice  On agosto 4, 2012 at 10:18 pm

      Stonato o intonato?

  • gicecca  On agosto 5, 2012 at 6:26 am

    Solista. GiC

  • fausto  On agosto 8, 2012 at 9:11 pm

    Davvero interessante la questione dell’attentato al principe: una lotta intestina nella famiglia regnante degna di un’opera lirica. Ma i destinatari del messaggio come reagiranno?

    • antoniochedice  On agosto 9, 2012 at 5:09 am

      Ottima domanda.
      Bisogna conoscere il “sistema elettorale” saudita che ha uno dei suoi meccanismi uguale a quello vaticano, nel senso che è vero anche per loro il detto” chi entra Papa in conclave, ne esce cardinale”.
      La figura del Principe ereditario esiste istituzionalmente, ma all’atto della successione, non è detto che il “crownprince” salga sul trono.
      Il re viene scelto da una specie di consiglio di famiglia in funzione delle esigenze.
      Il criterio prevalente finora è stato che si sono succeduti al trono tutti i figli del fondatore del regno, Abd el Aziz, questo è l’ultimo.
      I gestori del potere attuale i ” sudairi seven” sette figli della stessa madre, hanno ricevuto un colpo decisivo con la morte di Bandar ben Sultan.
      Il Re è solo. Ha atteso il suo turno con pazienza, non ha condiviso le scelte di numerosi suoi predecessori ( specie la concessione di basi agli USA) e sa di non avere abbastanza tempo e indipendenza per liberare il sacro suolo.
      La storia di questa famiglia è complessa ( sono un nugolo) e affascinante e coincide con quella del paese. Vedremo se Assad resisterà e se il re continuerà a mantenere l’industria bellica a accettando di pagare a piè di lista tutte le guerre americane, o troverà il modo si allentare la presa sul suo paese e sulle sue casse.

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