SALTA IN ARIA IL CAPO DELL’INTELLIGENCE SAUDITA? CRONISTORIA DI UNA “INTOSSICAZIONE” ALL’ ARABA. DEI DUE ATTENTATI DI DAMASCO E DI RIAD UNO POTREBBE ESSERE FALSO. MA QUALE? di Antonio de Martini

Il 18 luglio è giunta notizia dell’attentato devastante avvenuto nella sede del ministero della sicurezza di Damasco dove persero la vita quattro eminenti personaggi del regime, tra cui il ministro della Difesa ( Cristiano) e il capo dei servizi segreti ( in un secondo tempo).

Il mondo intero trovò normale che non trapelasse nessuna fotografia. In fondo si trattava di una dittatura. La zona della presunta esplosione fu circondata con grande tempestività dalle forze di sicurezza. Nessun media notò che due dei morti erano stati dati per morti dai ribelli che avevano detto di aver assassinato tre ministri pochi giorni prima, ma che erano stati smentiti clamorosamente dall’apparizione di uno dei morti ( il generale Hassan Turkmani) che si mostrò in ottima forma.

I numerosi damasceni che asserirono di non aver udito un grande scoppio, furono messi a tacere col ragionamento che se il regime avesse potuto smentire la notizia mostrando vivo uno dei morti, l’avrebbe fatto di sicuro. L’aveva già fatto alla notizia dei “tre ministri uccisi” e poi smentiti dalla apparizione di UNO SOLO.

il 19 luglio il principe Bandar Ben Sultan diventa capo dell’intelligence saudita. La notizia viene confermata da AL ARABYA una televisione di proprietà saudita. Il principe Bandar , dopo la morte del padre era diventato, da poco il capo di fatto del gruppo dei SAUDARI SEVEN i sette figli di una delle mogli di ABD el AZIZ, fondatore della dinastia reale.

il 22 luglio il sito saudita Al Fajer ( l’alba) annunzia che c’è stato un attentato alla bomba nella sede dell’intelligence saudita e che il vice capo è morto.

Data la vicinanza assoluta tra le due date degli attentati, una delle due è certamente falsa. Tutto sta a capire quale.

Mentre la Reuter ed altri siti di intelligence ha dato la notizia della nomina di Bandar a capo dell’intelligence saudita definendolo un “diplomatico di carriera”, non vi sono più notizie circa altre attività del nuovo capo dell’intelligence.

Abbiamo notizia della visita dal 1 al 3 agosto del capo dell’intelligence pakistana ( Zahir Al Islam) a Washington per discutere col generale Petraeus, suo omologo, i numerosi problemi sul tappeto, mentre del nuovo capo del Mukhabarat al A – ambasciatore a Washington per 22 anni – nessuna nuova.

Il 23 luglio, il Ministero del Tesoro americano vara una delibera di eccezione all’embargo ( firmata da un oscuro funzionario e non pubblicizzata) verso la Siria autorizzando un grande finanziamento per l’export di armi in …Siria ad evidente beneficio dei “ribelli”. Nel post precedente abbiamo visto chi lo ha sponsorizzato.

Il 26 luglio, appena filtra la notizia della morte di Bandar Ben Sultan, la delibera viene ritirata dal sito internet del governo.

Da quattro giorni le agenzie vicine all’Iran e una serie di siti “timbrati” Iran hanno iniziato a spargere la voce, pur senza altre informazioni che non sia la voce che il Principe Bandar è deceduto in seguito a ferite e non immediatamente. Per converso, tutte le principali agenzie di stampa, giornalisti televisivi e media vari di parte “Alleata” ignorano la notizia e non chiedono conferme ne commenti ai responsabili della casa Bianca e del Dipartimento di Stato. Solo “The Times of Israel” commenta che ” quale che sia la verità, testimonia dell’acredine esistente tra Siria e Arabia Saudita.” Pochino.

Chiamato Bandar -Bush per i suoi stretti legami con GW Bush, era salito alla ribalta delle cronache quando si scopri che da mediatore delle forniture della Difesa aveva stronato un miliardo di dollari con cui aveva alimentato la guerriglia Salafita in giro per il mondo e a sua moglie, i servizi americani avevano addebitato , documentandolo, un obolo a favore di uno degli attentatori dell’ 11 settembre.

Rimasto in un esilio dorato al Cairo fino alla morte di re Fahd, era tornato a Riad e alcune voci gli attribuiscono la regia dell’attentato di Damasco che sarebbe poi stata premiata con la nomina a capo dell’intelligence. Questi legami sospetti possono avergli giovato nel reclutamento di Jihadisti da mandare in Siria a compiere attentati ed essergli stati fatali con un doppiogiochista.

A favore della veridicità della tesi dell’attentato e morte del capo dell’intelligence saudita , è più l’assenza di smentite da parte Saudita o americana o del Quatar (NON una parola in quattro giorni) piuttosto che la credibilità delle fonti , la più autorevole delle quali è iraniana, dunque sospettabile.

Se la notizia fosse vera, sarebbe l’equivalente di un attacco nucleare sull’Arabia Saudita: Come capo dei Saudari Seven, Bandar era il reale detentore del massimo potere, non solo in Arabia, ma anche all’interno dei quasi seicento principi reali dalla casa Saudita.

Se vera la notizia, il prestigio dei Saudari sarebbe ridotto a zero. Il prestigio dell’intelligence saudita, distrutto completamente, il principale e più sicuro alleato degli USA , morto e il miglior canale di comunicazione con l’estremismo salafita saudita polverizzato.

Inverosimile l’ipotesi di una rapida vendetta siriana per l’attentato di Damasco.

Quattro giorni sono troppo pochi per preparare un attentato a meno che ci fosse chi sapeva tutto e ha preparato la risposta per tempo , senza tuttavia bloccare l’attentato in Siria , vuoi per non rivelare la fonte, vuoi perché adesso Bashar el Assad ha maggior possibilità di manovra per aprire a una stagione di riforme e magari passare la mano a Manaf Tlass, mentre il governo Obama tirerà un sospiro di sollievo.

Intanto avant’ieri ieri la Associated Press pubblica un articolo indicando che la CIA considera Israele il suo più pericoloso concorrente e rivela che , il Mossad per mantenere il monopolio dell’informazione sulla Siria ha aiutato l’anno scorso i siriani a prendere e fucilare una spia USA che era riuscita ad infiltrarsi in Siria e gli ultimi due capi stazione CIA in Israele hanno scoperto di aver avuto intercettato lo speciale telefono supersicuro in dotazione al capo .

Per finire, il sito Transatlantic intelligencer di John Rosenthal – nome non ariano – dice che : ” mentre Francia , Inghilterra e Stati Uniti hanno fatto figura delle potenze occidentali più coinvolte nell’appoggio alla ribellione, la Germania ha avuto un ruolo di primaria importanza dietro le quinte. Secondo un nuovo reportage della Frankfurter Allgemeine Zeitung, il Ministero degli esteri tedesco sta lavorando coi rappresentanti della opposizione siriana per sviluppare “piani concreti” per una”transizione politica “( leggi soluzione non militare) in Siria da attuarsi dopo la caduta di Assad.

Un buon argomento di trattativa dei tedeschi consisterebbe nelle prove che il massacro di Houla ed altri in zona non sono opera dell’esercito siriano : si tratta di sunniti che rifiutarono di unirsi alla ribellione. Due giornalisti tedeschi sono stati sul posto ( Alfred Hackensberger, di DIE WELT ; Jurgen Todenhofer di BILD ) e hanno raccolto prove su una serie di massacri compiuti dai ribelli contro gente inerme. Se si venisse a sapere , potrebbe nuocere per le P.R.

About these ads
I trackback sono chiusi, ma puoi postare un commento.

Commenti

  • Manfredi  On luglio 31, 2012 at 3:32 pm

    In effetti è curioso che una notizia del genere non abbia trovato ne risalto ne smentite. le questioni in quell’area sono sempre complicate e non sempre ciò che sembra è, anzi quasi mai. Complimenti veramente un bell’articolo che stimola a riflettere ed a ricordare oggi giorno che potere di influenza e persuasione abbiano i media sui conflitti

  • Roberto  On agosto 1, 2012 at 7:46 pm

    Non sono bombe. E’ il bosone che punisce gli infedeli…..

  • Pitocco  On agosto 2, 2012 at 12:11 am

    Interessante l’articolo!

  • gicecca  On agosto 3, 2012 at 7:12 am

    i pozzi di Ual Ual e i telegrammi di Bismark ci sono stati da tempo.
    Confesso che la mentalità medioorientale per me é molto difficile da capire. Ma io non sono medioorientale.
    GiC

  • antoniochedice  On ottobre 25, 2013 at 10:38 am

    L’ha ribloggato su IL CORRIERE DELLA COLLERAe ha commentato:

    L’estate scorsa su Bandar Bin Sultan.

  • donato  On ottobre 25, 2013 at 10:43 pm

    Beh il saudita è vivo di sicuro e adesso dicono che lo sia anche Maher Assad.

  • donato  On ottobre 27, 2013 at 12:40 am

    Segnalo questo link al riguardo anche se debbo ammettere di non averlo compreso completamente (il mio francese è scarso):
    http://www.algerie-focus.com/blog/2013/10/entretien-presque-imaginaire-avec-le-president-syrien-bachar-al-assad/

  • donato  On novembre 2, 2013 at 11:45 pm

    Ennesimo raid israeliano allora ci sono ancora Yakhont operativi.Invece di sbarcarli a Latakia non sarebbe più sicuro (anche se molto + lungo) farli passare
    per la frontiera armena?

    • antoniochedice  On novembre 3, 2013 at 1:07 am

      E la Turchia dove la metti?

  • donato  On novembre 3, 2013 at 2:02 am

    Si dovrebbe attraversare l’Iran e l’Iraq difficile ma non impossibile.

    • antoniochedice  On novembre 3, 2013 at 7:44 am

      La zona di frontiera ( Deir Ezzaouia) è in mano ai ribelli

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 447 follower

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: