I professori universitari che fanno i tecnici: la casta della casta. Ecco il curriculum del cattedratico tipo.

Non vorrei sembrare prevenuto. Sono favorevole alla stretta fiscale , ma” il modo ancor m’offende”.

Da studente, assieme a un signore che attualmente fa il giudice costituzionale, facevamo un giornale che distribuivamo a Roma nella città universitaria.

Avevamo anche le strip con le vignette.

Una in particolare si chiamava ” Siro l’assistente”. Erano le disavventure di Siro, un assistente universitario, schiavo del professore, servile e viscido, pronto a prendersela con gli studenti, meglio se innocui ” fuori sede”. Sospetto che il modello fosse Giuliano Amato che all’epoca faceva l’assistente a Scienze politiche.

Questa strip mi viene a mente ogni volta che vedo in TV un giornalista prostrato nei confronti di uno dei professori che da ormai diciannove giorni imperversano sui nostri schermi.

Per cominciare, il nostro Siro – chiamiamolo così anche oggi – per fare l’assistente deve scegliere una materia che studia con zelo maggiore del solito: per aver diritto ad essere bistrattato dal professore, deve anzitutto prendere un bel voto all’esame.

Evita le ragazze ( si rifarà quando avranno da fare gli esami), sgobba, ottiene la tesi nella materia che dice di prediligere ed infine si laurea.

Qui inizia a sgomitare: i candidati a portare la cartella del professore – senza essere pagati – sono numerosi. Inizia così la carriera dell’aspirante scienziato, anche se la tesi di laurea è dedicata al “bollo”.

A volte invece della cartella, ti da da portare il cappotto o un pacco da mettere in auto. Alcuni considerano un privilegio poter portare il soprabito dalla cattedra all’attaccapanni. Altre volte si consolida tanto la familiarità, che sposa la figlia ( è accaduto, ad esempio, all’on D’Onofrio con la figlia del prof Sandulli. Questo spiega, a mio sommesso avviso, anche una carriera altrimenti inesplicabile.).

Anni di gavetta basata sul servilismo, danno oggi la possibilità di diventare “ricercatore”, cioè di ottenere finalmente uno stipendio e l’autorizzazione a poter sfruttare a sua volta qualche aspirante assistente. Questo spiega anche come mai in altri paesi si vedono ricercatori di venti anni mentre da noi i cinquantenni sono la norma.

Naturalmente, a memoria d’uomo, non risulta che un concorso universitario non sia stato “arrangiato”. Si treasmettono le cattedre di padre in figlio – anche nipote – come fosse un feudo. In casi di maggiore modernità, si ricorre alle “partecipazioni incrociate”: io faccio vincere la tua amante nella mia Università e tu prendi mio figlio.

Passato attraverso questo pesante calvario, quando il nostro Siro arriva alla cattedra, ha perso ogni gusto alla libertà ed ha imparato a conoscere ed apprezzare le opportunità offerte dal compromesso. L’ultima tappa del cirsus honorum consiste nel “far fuori” il professore per farsi trasferire nella propria città.

Un pò come i bambini violentati diventano da grandi violentatori, ecco che – una volta “arrivato” Siro si rifà a sua volta con i giovani che gli si avvicinano, in un “loop” di snobismo, spocchia e coazione.

Al consolidamento del fascismo, quando si trattò di giurare fedeltà al regime, IN TUTTA ITALIA CINQUE PROFESSORI SOLTANTO RINUNZIARONO ALLA CATTEDRA PUR DI NON PIEGARSI AL REGIME. Gli altri aderirono al PNF che, come noto, significò “per necessità familiari”.

Per i militari, ci fu un tale rifiuto che FU PROMULGATA UNA LEGGE – ancora oggi in vigore – CHE VIETA DI DARE DIMISSIONI MOTIVATE.

Ci si può dimettere, ma non si può spiegare le ragioni del gesto.

E’ intuitivo che questo regime, questa prima repubblica morente, dovendo dare un esempio di “sobrietà e rigore morale”, ricorresse alla categoria dei professori universitari.

Questi signori sono della Università cattolica: oltre alle doti che sappiamo, hanno anche dovuto fare il giuramento antimodernista richiesto dal fondatore Agostino Gemelli. Il Don Verzé del fascismo.

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Commenti

  • urc  On dicembre 7, 2011 at 3:50 pm

    Tonino, un post favoloso.!!

  • Mario Maldini  On dicembre 7, 2011 at 4:09 pm

    Quadretto veritiero e triste. Potreste chiamare il personaggio delle strisce SIRO
    IL BRAGHIRO. In Romagna il braghiro è un tipo untuoso, sempre in cerca di
    qualche opportunità a danno degli altri, all’occorrenza prepotente ma solo con i
    deboli: ha una chiassosa e ferma opinione su tutto, per qualche minuto, salvo
    mutarla per compiacere un potente. Il braghiro è riuscito a traghettare il suo genoma dalla civiltà agricola descritta da Spallicci, alla modernità e ai vertici dei
    processi decisionali, moltiplicandosi e rendendosi più credibile e ” titolato”.

  • gicecca  On dicembre 8, 2011 at 7:18 pm

    Il mio compagno di banco al liceo fu bocciato in IV (scientifico) malgrado io gli facessi i compiti di matematica e di latino perché non riuscivo a scrivergli anche i temi di italiano e non potevo rispondere per lui agli orali. Me lo ritrovai a medicina un anno dietro di me che frequentava l’Istituto di terapia medica. Dopo qualche anno ebbi il piacere di vederlo divenuto Primario di Chirurgia estetica all’Istituto Dermopatico dell’Immacolata o IDI. Alle mie congratulazioni per la brillante carriera in un settore così diverso da quello in cui lo avevo lasciato, mi confessò, per la riconoscenza che mi doveva, che doveva tutto all’essersi follemente innamorato della figlia del direttore di Clinica dermatologica. Dopo qualche altro anno, incontratolo di nuovo, mi informò gentilmente che aveva lasciato quella racchia, ma aveva naturalmente conservato il posto di Primario di chirurgia estetica. Aveva, mi disse, avuto buon naso per rifare i nasi. Alla faccia di un altro collega di corso, Paolo Remotti, che era andato a fare il medico missionario ed era stato mangiato dai neri a Kindu, 50 anni fa.
    In ogni passeggiata bisogna salire il Monti giusto. GiC

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