Economia : il futuro non è più quello che fu… a meno che non si ricominci a pensare

L’intervento  di Giorgio Vitangeli sulle cause del disastro  sociale che si annunzia, scatena la caccia alla salvezza.

L’antidoto alla crisi, secondo i “padroni del vapore”  consisterebbe  nel mettere in mano al sistema bancario  un gran numero di miliardi di nuova moneta , nella speranza che succeda qualcosa di positivo per tutti.

Una gustosa vignetta americana, mostra un Obama cogitabondo davanti a un foglio di conti, con una matita in bocca che si chiede ” cosa viene dopo un trilione?” . Glielo diciamo noi:  viene il diluvio, specie se i marinai sono quelli del precedente naufragio.

 

D'Artagnan morì a Maastricht. Adesso tocca a noi?

 

Un continente adagiato per tre generazioni nel consumismo e con quasi 10 milioni di immigrati in cerca di sussistenza, di fronte alla prospettiva di una crisi  “carestia-equivalente” è condannato a rifluire nel nazionalismo di bottega, ad abbandonarsi a  violenze  e a soluzioni avventurose.

I problemi che abbiamo si riassumono in due parole: il disavanzo e la sfiducia

Il disavanzo è una sciocchezza e non crea problemi quando la classe dirigente ha il polso fermo. prendiamo la figlia per antonomasia del disavanzo statale: la rivoluzione francese. Il deficit  assommava a dieci milioni di sterline dell’epoca, mentre quello inglese era di 12 milioni di sterline. ( Barbagallo) . Il procapite era a favore della Francia che aveva il doppio di territorio e popolazione rispetto ai britannici.

La rivoluzione scoppiò in Francia e non in Inghilterra perché  qui la classe dominante giocava a fare i quadretti bucolici a corte, invece di governare.

L’Inghilterra – che aveva investito nella flotta e nell’apertura della Cina al commercio ( cfr L’impero immobile di Peyrefitte) – non si pose nemmeno il problema del deficit ( come  UK e USA stanno  facendo anche ora con l’idea del ” quantitative easing” e conquistando nuovi spazi …in Cina).

Passiamo a come stimolare gli investimenti privati: I soli investimenti privati e produttivi accettabili ( che danno dividendo) sono quelli dell’industria bancaria e assicurativa.  Di investire in titoli di stato, si può parlare solo a condizioni particolarissime e in un clima di fiducia come avvenne per  il prestito Pinay in Francia negli anni cinquanta.

Prendiamo italiani e tedeschi: i rispettivi patrimoni nazionali sono alla pari, solo che gli italiani hanno un debole per il mattone ( oltre l’86% è proprietario della casa in cui abita, contro il 40% dei tedeschi che però investono il loro patrimonio anche  in  azioni di imprese che noi non abbiamo).  I fondi ci sono, mancano le opportunità.
C’è chi dice che i fondi si potrebbero reperire con una imposta  patrimoniale e chi con  la caccia agli evasori; altri con un condono.  Perché non tutti i sistemi  contemporaneamente?
Perché a questi sistemi  non aggiungere anche lo smantellamento di alcune  rendite  parassitarie ,  fonte di corruttela e lotta politica sottotraccia?

La somma di questi provvedimenti, farebbe di noi un paese finanziariamente solidissimo e consentirebbe l’afflusso di capitali  privati freschi. Fondazioni, ONG e altri “no profit-no tax”, staranno al largo e sarebbe un bene. Nel nostro passato, i sistemi individuati per sanare i bilanci furono in ordine cronologico: il sequestro dei beni ecclesiastici ( le leggi Siccardi del regno sabaudo) che sanarono il buco della prima guerra di indipendenza;  il buco successivo fu sanato con l’allargamento dei confini del regno all’intera penisola ed al conseguente sviluppo economico che favorì gli industriali lombardi e piemontesi a scapito del sud ( cfr  Giustino fortunato); la terza volta fu per sanare il buco della prima guerra mondiale: ci pensò il Duce: niente scioperi  e si raggiunse la famosa quota 90 per la lira. Ultima – per ora – la voragine lasciata dalla seconda guerra mondiale ( 600 milirdi di lire dell’epoca quando con 100.000 lire si comprava un palazzo a Roma), fu colmata dalla vertiginosa svalutazione che seguì alla guerra.

Patrimoniale: la lega delle Cooperative, nel 1992/3 fece un calcolo di possibile  patrimoniale al 3% determinando il gettito in 300.000 miliardi di lire pari a 150 miliardi di euro. Ipotizziamo di farla solo allo 0,75 % ( e non consideriamo l’aumento delle rendite catastali intervenuto nel frattempo: 25 miliardi di euro con l’esenzione di chi sta ancora pagando la prima casa). Se Tremonti fa una riforma fiscale, questa non può partire in assenza di un condono che  permetta di renderla operativa. Mettiamo 8 miliardi. Dalla lotta all’evasione, ipotizziamo 3 miliardi : Totale  36 miliardi.

LA PROPOSTA CHIAVE DA INSERIRE NELLA FINANZIARIA ( mandatela al vostro deputato e al ministro Tremonti): oggi sappiamo che la chiave della svalutazione non è più in mano solo nostra.

 

una nazionalizzazione lampo e una riprivatizzazione trasparente. risultato: soldi e fiducia

 

Tutti sappiamo che nel moderno sistema pseudo liberista se non si paga il debito pubblico o , per pagarlo,  si fa una nazionalizzazione/confisca/irizzazione , chiamatela come vi pare, si esce dal contesto delle nazioni civili ( meglio, si viene minacciati di uscita,ma l’Argentina sta ancora lì). Se però non c’è nessuno da indennizzare – specie se questo qualcuno esercita forme di carità pelosa e non è popolare – lo stato può esercitare le proprie prerogative, senza sborsare indennizzi e fa un guadagno netto.

Questo sarebbe esattamente il caso delle fondazioni in genere e di quelle bancarie in particolare.

Le fondazioni bancarie hanno un patrimonio dichiarato, nei bilanci dello scorso anno, di ottantasei miliardi di euro, pari – a un miliardo presso – a quanto lo stato paga ogni anno ai possessori di titoli del debito pubblico. Questo patrimonio – sarebbe interessante uno studio su come si è formato –  offerto  in vendita frazionata econdizionata al mantenimento per quattro anni, a privati taxpayers sul suolo italiano, in grado di dare conto la circa la provenienza  dei fondi, può valere molto di più del valore di inventario ( basta pensare alle opere d’arte e agli immobili). Questi beni – a mio parere, non solo mio,  pubblici a tutti gli effetti –  diventano l’esca motivazionale per ottenere che i privati tornino a investire.  La conseguenza minima è che per un anno lo stato non pagherebbe una lira di interessi sul debito  o questo si ridurrebbe di ottantasei miliardi . I custodi di questi tesori, sono dei signori messi lì dal pentapartito felicemente regnante nel 1991- 1993. Questi signori si autocooptano e fanno beneficenza alle famiglie bisognose. Presumo le loro. Si tratta di una sessantina di persone contro una sessantina di milioni di persone.

Si tratta di centoventiquattro miliardi di euro. Aggiungendo  i risparmi  per 25 miliardi già messi in conto, si arriva – senza sacrifici per la popolazione – a ridurre il debito pubblico di quasi il 10% ; a  trovare i fondi per la priorità N1: la scuola e la N2: la ricerca applicata all’efficienza produttiva industriale. Si ottiene che la gente tolga i soldi dal materasso per comprare titoli di buona consistenza, senza intenti di immediato profitto; si ottiene che gli speculatori siano tagliati fuori dal gioco non potendo  superare il vincolo di tot azioni bloccate nel tempo, a cittadino;  Si ottiene che i proprietari di case partecipino al sacrficio collettivo e non in solitudine; si ottiene un miglioramento dei tassi passivi e un miglior rating  per il debito Italia; si ottiene che ciascuno dovrà mantenersi l’amante a spese proprie. Oltretutto le si fidelizza..

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